Si sono conclusi stanotte i 31esimi giochi olimpici dell’era moderna. E’ il momento di tracciare un bilancio dell’esperienza della spedizione azzurra a Rio, esperienza per certi versi positiva se si guarda il medagliere e ad alcune prestazioni sia di squadra che individuali, ma che certamente lascia un po’ di amaro in bocca se si pensa ai podi sfiorati o ai fallimenti completamente inaspettati. Alla vigilia il presidente del Coni, Giovanni Malagò, aveva fissato l’obiettivo medaglie a 25, un traguardo al “ribasso” considerando che a Londra 2012 le medaglie italiane erano state 28, ma che è stato superato raggiungendo proprio le 28 medaglie, con 8 ori, 12 argenti e 8 bronzi. Ci sono state le solite certezze come la scherma, il tiro a segno, il nuoto, nonostante le 0 medaglie della tanto attesa Pellegrini, la Cagnotto nei tuffi ha finalmente coronato il sogno della medaglia olimpica che le mancava in carriera, anche nelle varie discipline di lotta ci siamo confermati competitivi e promettenti per il futuro. Le sorprese positive sono arrivate dal beach volley, per la prima volta a podio con l’argento della coppia Lupo-Nicolai. Purtroppo ce ne sono state anche di negative; non accadeva dal 1996 infatti che nel pugilato si restasse senza medaglie, addirittura bisogna tornare al 1956 per ritrovare un risultato di 0 medaglie nell’atletica, dove complice l’infortunio di Tamberi siamo rimasti senza atleti di punta. Rammarico per i quarti posti, ad esempio quello di Vanessa Ferrari e della squadra di ginnastica ritmica, ma c’è rammarico anche per la sfortunata caduta di Vincenzo Nibali che con molta probabilità sarebbe salito sul podio. Insomma le medaglie sarebbero potute essere anche qualcuna in più, ma il rammarico deve trasformarsi in determinazione per trasformare i fallimenti in successi nel prossimo appuntamento a Tokyo 2020.
di Marco Sigillo