“Quelle che le donne non dicono”, le donne al centro a San Paolo Bel Sito

di Nello Cassese

Una serata fatta da donne per donne, e non solo. Con questo intento l’Assessorato alle Pari Opportunità di San Paolo Bel Sito, guidato dalla dott.ssa Grazia Sangermano, ha voluto fortemente realizzare la seconda edizione di “Quello che le donne non dicono”. Un mix poliedrico di sociologia, musica, salute, passione e denuncia organizzato in una chiesetta del Bel Sito, riutilizzata per l’occasione e addobbata con piccoli particolari dal grande significato. Scarpette rosse, fiori, mimose, un’atmosfera interamente incentrata attorno all’eleganza della donna, alla freschezza dei fiori. Il tutto in quella che una volta era una chiesa, quasi come a voler rimarcare quella esigenza di cambiamento verso un futuro più giusto e corale. Tanti gli interventi importanti, ognuno con un tassello importante aggiunto al corposo focus organizzato sabato scorso sul tema dell’emancipazione femminile. Erano presenti la vice presidente dell’associazione Noi Polizia, dott.ssa Licia Nocerino, che assieme alla criminologa dott.ssa Caterina De Falco, ha discusso il cocente tema della violenza di genere; importanti anche i contributi della docente di Sociologia Generale della Federico II, dott.ssa Maria Albrizio, e della dott.ssa in Scienze della Nutrizione Umana Rossana Nappi che ha offerto interessanti spunti sulla cura del proprio corpo con l’ausilio di una semplice e buona tisana. Tanti i temi: sviluppo sociologico della donna, violenza di genere, l’importanza dell’alimentazione per la salute del corpo, il tutto accompagnato dalla splendida rivisitazione del brano “Meraviglioso” dei Negramaro realizzata al sax dal maestro Pino Cesarano, performance che ha emozionato e assuefatto la platea.

Non c’è dubbio che i tempi siano cambiati ma è davvero raggiunta la parità dei sessi nel nostro Paese? La sociologa Maria Albrizio pensa di no. Ancora sessismo e denigrazione appesantiscono il ruolo della donna lavoratrice in Italia che, nonostante ciò, risulta essere sempre più perno fondamentale del nucleo familiare. E’ la donna che antepone i bisogni della famiglia ai propri, è sempre la donna che si prende le responsabilità delle decisioni familiari più importanti. Tuttavia le criticità sono ancora molte, soprattutto al Sud; quale diventa allora la nuova sfida del genere femminile? Qual è la giusta direzione da seguire? La via dovrà essere sicuramente quella di attuare politiche che diminuiscano le differenze economiche di genere e quel gap rappresentato da un potere politico spesso in mano al genere maschile, il tutto all’insegna della collaborazione. La soluzione quindi è chiara: la donna deve seguire la “via all’autostima”, credere prima di tutto in sé stessa, godere del diritto al lavoro che le da piena realizzazione, rivalutare il suo ruolo nella famiglia, sfatando quella legge non scritta che la vede responsabile solo della funzione affettiva.

Casa, famiglia, rispetto, coraggio, sicurezza. Sono queste le parole d’ordine del focus dell’evento, ma cosa può succedere quando il posto più sicuro della società civile, per l’appunto la casa, diventa un inferno?

“La violenza più dura da affrontare è quella psicologica – spiega la dott.ssa Licia Nocerino – e se questo succede tra le mura domestiche la sfida diventa ancor più ardua. Io sono cresciuta con l’immagine di mia madre sempre al fianco di mio padre, sempre uniti nel rispetto reciproco. Purtroppo non è sempre così, da piccola me ne accorgevo quando entravo nelle case delle mie compagne di scuola. Ci sarà sempre violenza di genere fin quando non avremo educato nel segno dell’amore. Eppure i maschi sono figli delle donne, siamo davvero così incapaci di educare ad amare?”

E’ dall’educazione che si deve ripartire se si vuol davvero prevenire la violenza di genere e se si vuole contribuire alla tanto agognata parità dei sessi. Una “cura” che deve cominciare tra le mura domestiche, nella testa delle persone, nei piccoli gesti. “Complementarietà” è la parola d’ordine usata dall’assessore Grazia Sangermano, è questo il leitmotiv del convegno, è questa la ricetta giusta per la vera emancipazione femminile, un processo che non può avvenire senza però la cooperazione dell’altro perno fondamentale della comunità: l’uomo. La società è una barca che può navigare solo se l’uomo e la donna remano assieme, l’uno appoggiandosi all’altro. I tempi sono cambiati ma la chiave è sempre la stessa: la donna deve essere al centro, non un’ora né una settimana, ma semplicemente tutti i giorni.

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