Continua la trattativa per l’ex Ilva, mentre ci si prepara alle regionali in Emilia

di Marco Sigillo

Il destino dell’ex Ilva al centro della settimana politica italiana. Il Governo PD-M5S si ritrova a fare i conti con l’annuncio di Arcelor-Mittal di non voler portare a termine l’opera di conversione dell’impianto di Taranto. La decisione della multinazionale è conseguenza della rimozione dello scudo penale, precedentemente previsto nell’accordo tra lo Stato e l’azienda. A scoraggiare ulteriormente l’azienda sono i problemi che sta vivendo il mercato dell’acciaio e dei settori ad esso collegato. Arcelor-Mittal prevede quindi di chiudere l’area a caldo, con la conseguente perdita di circa 5.000 posti di lavoro. Condizione inaccettabile per il Governo che al momento ha scelto la strada della trattativa con l’azienda, cercando di non mandare a monte il lavoro fatto negli ultimi anni e i (pochi) risultati raggiunti finora. Il premier Conte si è recato a Taranto per manifestare la propria vicinanza agli operai in agitazione. Accolto da alcune contestazioni, il Presidente del Consiglio ha voluto partecipare all’assemblea dei lavoratori, ascoltando le loro richieste. In una conferenza stampa improvvisata in strada, il premier si è detto toccato dalla situazione, ammettendo le colpe della politica, parlando anche dell’emergenza ambientale che la città di Taranto vive da anni.

Conte vuole convincere la Arcelor-Mittal a portare avanti la produzione con una proposta basata su tre punti. Il primo riguarda l’estensione della cassa integrazione, il secondo una riduzione del costo di affitto per l’azienda e il terzo il ripristino dello scudo penale. Su quest’ultimo punto si registra la ferma opposizione del Movimento 5 Stelle e del ministro Di Maio, sostenitore della decisione di rimuovere questo punto dall’accordo precedente. Sarà compito non facile per Conte mediare all’interno della propria maggioranza per far digerire ai grillini un accordo che vada nella direzione dello scudo penale.

Anche in questo caso gli ex alleati Di Maio e Salvini non hanno perso occasione per punzecchiarsi. Il Ministro degli Esteri ha accusato Salvini e la Lega di essere dalla parte delle multinazionali e di essere in possesso di bond della Arcelor-Mittal, e quindi intenzionati a favorire esclusivamente i profitti dell’azienda. Salvini ha risposto minacciando querele per l’infondatezza di queste dichiarazioni.

Intanto Renzi ha portato a casa la prima battaglia simbolica di Italia Viva, riuscendo ad evitare l’aumento della tassazione sulle auto aziendali. Sulle riforme istituzionali, dopo la riduzione del numero dei parlamentari, pare ci sia coesione nella maggioranza per ulteriori provvedimenti: riduzione del numero dei delegati regionali nella fase di elezione del Presidente della Repubblica da tre a due e abbassamento a 18 anni dell’età necessaria a votare per il Senato. Mentre resta ancora in alto mare qualsiasi discorso su una riforma della leggere elettorale.

Nelle prossime settimane assisteremo sicuramente all’intensificarsi della campagna elettorale in Emilia Romagna. Il leader della Lega si è detto certo di vincere in una regione da sempre roccaforte elettorale del centro-sinistra, che però con molta probabilità non ripeterà l’esperimento di alleanza locale con il Movimento 5 Stelle dopo il flop umbro.

 

[fonte foto: il Messaggero]

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