Come cambia il Parlamento Europeo e che peso hanno i partiti italiani

di Marco Sigillo

Come cambierà il Parlamento Europeo? Chi saranno e che peso avranno gli alleati dei partiti italiani? Tra chi promette di cambiare l’Europa e chi punta a difenderla, proviamo a leggere le indicazioni che provengono dal voto degli altri paesi comunitari.

Si è registrato un aumento dell’affluenza totale. Poco più del 50% degli elettori europei si è recato alle urne. L’Italia è stato l’unico paese in controtendenza. In Belgio ha votato l’88% degli aventi diritto, la Slovacchia invece è il paese dove si è votato meno, solo il 22%.

Il grande quesito che ha accompagnato questa campagna elettorale riguardava il risultato dei sovranisti. Salvini ha parlato di successo e di voler cambiare l’Europa, ma a dispetto dell’exploit della Lega in Italia, il gruppo ENL (Europa delle Nazioni e delle Libertà) occuperò soltanto il 7,7% dei seggi dell’Europarlamento. È di certo un passo avanti per lo schieramento, anche se il confronto con la scorsa legislatura è difficile poiché il gruppo è nato durante gli ultimi 5 anni. Oltre alla Lega, è notevole il successo del Fronte National in Francia, che è risultato il primo partito con il 23% e l’apporto di ben 22 eurodeputati.

I due gruppi principali, quello dei Popolari Europei (PPE) e quello dei Socialisti e Democratici (S&D), hanno perso voti e seggi rispetto a cinque anni fa ma tutto sommato hanno resistito. Il PPE (di cui fa parte anche Forza Italia) passa da 221 a 173 deputati (23,8%) mentre l’S&D (di cui fa parte anche il PD), che ne contava 191, ne avrà 153 (20,3%).

Chi può gridare al successo è senza dubbio il gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) che cresce notevolmente, passando da 67 seggi a 105. L’ALDE (di cui tra l’altro fa parte anche +Europa) è costituito da convinti sostenitori dell’Unione Europea, considerati “di centro”. A trainarli è stato il risultato del presidente francese Macron, che con il suo partito ha portato in dote ben 21 europarlamentari.

Altra crescita considerevole è quella dei Verdi. Il gruppo ambientalista di sinistra diventa quarto gruppo a Strasburgo. In paesi come Germania, Francia, Belgio e Regno Unito i Verdi superano i tradizionali partiti di centrosinistra. Il gruppo è in crescita, nonostante sconti ancora l’insuccesso in alcuni paesi nei quali non raggiunge la soglia di sbarramento, come in Italia.

Resta abbastanza stabile la rappresentanza del gruppo a cui fa riferimento il Movimento 5 Stelle (EFDD), le cui sorti sono però incerte, in quanto non è chiaro se tutti i partiti che ne facevano parte nella scorsa legislatura confermeranno o meno la loro adesione.

Alla luce degli schieramenti, è quindi molto probabile che il Presidente della Commissione e dello stesso Parlamento siano espressione di un accordo tra forze europeiste. Non è facilmente pronosticabile un terremoto nelle istituzioni europee. Molto probabilmente il PPE, con l’appoggio dei centristi e di altri partiti di destra, eleggerà i propri candidati come successori di Juncker e Tajani.

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