Al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Seconda Sezione della Procura della Repubblica di Napoli, i militari del N.A.S. di Napoli hanno indagato e fermato 69 persone (18 in carcere e 51 arresti domiciliari), tra cui medici dipendenti dell’ ASL Napoli 1 centro, titolari di imprese funebri e impiegati del Comune di Napoli. Le gravi accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, falso materiale e ideologico commessi da pubblici ufficiali in atto pubblico, in certificati o autorizzazioni amministrative, falsità ideologica commessa dal privato, peculato e concussione.
Secondo le indagini, l’organizzazione criminale era diretta ed organizzata da dirigenti medici che utilizzavano un preciso modus operandi con compiti ed attività ben collaudate, riuscendo a creare una vera e propria rete composta da referenti di varie imprese funebri operanti sul territorio cittadino, procacciatori gravitanti nel mondo dell’invalidità civile, appartenenti a patronati, CAF, agenzie private, oltre a dipendenti pubblici, anche in servizio presso l’Ufficio Cimiteriale e l’ufficio Anagrafe del Comune di Napoli.
La truffa era ben congeniata: i dirigenti medici, al fine di garantirsi un notevole guadagno, emettevano, a fronte del pagamento di una somma di denaro stabilita in base ad uno specifico tariffario, diversi atti pubblici. In particolare: certificati necroscopici nei quali viene attestato falsamente che il medico legale ha constatato il decesso presso il domicilio del defunto, mentre in realtà l’intera documentazione viene redatta, sottoscritta e consegnala agli impresari funebri dal medico legale, direttamente negli uffici del Distretto Sanitario 24 di Napoli via Chiatamone 33, previo il pagamento di una somma in denaro, stabilita in base alla tipologia di certificazione da redigere. In particolare, il funzionario medico provvedeva alla redazione della certificazione necroscopica direttamente nel suo ufficio, dove si recavano i referenti delle diverse pompe funebri con tutta la documentazione necessaria, referenti nelle cui mani venivano poi consegnate le certificazioni false dopo essere state sottoscritte dal medico.
Tale illecita procedura consente agli impresari funebri di avviare celermente tutte le procedure funerarie, comprese le cremazioni, senza eseguire il previsto prelievo del D.N.A., senza l ‘autorizzazione scritta dei congiunti del defunto, talvolta senza rispettare le competenze giurisdizionali del Distretto Sanitario. Tale sistema consentirebbe alle ditte di avviare celermente tutte le procedure funerarie, comprese le cremazioni, potendo così offrire alla clientela un servizio più rapido ed efficiente
Gli accertamenti compiuti dai Carabinieri del Comando Nas di Napoli, inoltre, hanno fatto emergere gravi indizi anche in relazione alle condotte dei dipendenti comunali i quali avrebbero svolto un ruolo cruciale all’interno dell’organizzazione criminale in quanto, gli stessi, in qualità di “Ufficiali di Stato Civile”, previo il pagamento di una somma in denaro o la ricezione di altri benefici, violando in modo sistematico le normative vigenti, rilasciavano irregolari autorizzazioni (in particolare al trasporto e alla cremazione di salme) sulla base di certificati medici falsi o comunque senza una effettiva verifica del decesso presso il domicilio del defunto. Oltre ad omettere ogni tipo di controllo, i funzionari divulgavano anche informazioni private e cercavano di inquinare le prove per consentire il normale svolgimento delle truffe.
Venivano, inoltre, emesse certificazioni mediche attestanti false patologie che consentono ai singoli cittadini di ottenere
indebitamente il beneficio del contrassegno per il parcheggio dei veicoli destinati agli invalidi. Gravi indizi sono infatti emersi a carico di diversi soggetti che attraverso false certificazioni emesse da uno dei medici indagati avrebbero ottenuto dal comune di Napoli l’ emissione di contrassegni per il parcheggio disabili a favore di persone prive di problemi di deambulazione.
Ai 5 medici indagati, infine, è stato altresì contestato il reato di truffa aggravata in quanto gli stessi si sarebbero assentati ingiustificatamente dal posto di lavoro, attestando falsamente la propria presenza in servizio. Sono stati, quindi, rinvenuti e sequestrati: 50 mila euro nella disponibilità dei medici dell’ Asl; circa 10 mila euro nella disponibilità dei dipendenti dell’Ufficio Cimiteriale di Napoli; 3 autovetture, sequestrate per equivalente ai medici indagati per il delitto di corruzione; certificati necroscopici e kit per il prelievo del Dna nella disponibilità dei dipendenti delle imprese di pompe funebri.