I murales, o graffiti, che attualmente possiamo trovare dappertutto e di vario genere, soprattutto nelle grandi città, rappresentano un’arte antica, controversa ma soprattutto molto affascinante. Quella dei murales è un’arte di strada, praticata da adolescenti e non che sentono il bisogno di esprimersi “a modo loro”. In qualche modo, attraverso le loro opere, rendono le grandi città posti migliori. Le persone che realizzano queste “opere” a volte hanno come scopo quello di rovinare le pareti di un luogo pubblico o di “scarabocchiare” per il gusto di farlo; in altri casi invece sono spinti dal bisogno di esprimersi attraverso disegni realistici, paesaggi meravigliosi o semplici rappresentazioni della fantasia di un artista. Quest’ultime sono ben realizzate, hanno uno schema preciso e a volte richiedono molto tempo e impegno da parte loro.
Catalogando come teppisti coloro i quali rovinano con scarabocchi e scippi vari qualsiasi muro di qualsiasi città per il solo gusto di impugnare una bomboletta, quelli che invece si prestano all’arte muraria sono da considerare dei veri artisti, in quanto i murales realizzati risultano essere delle vere e proprie opere d’arte .
Opere d’arte che in una città ricca di storia e cultura intrinseca ad ogni singolo vicolo, strada, angolo o scorcio, rischiano di aumentare il fascino a dismisura e rendere delle semplici strade o quartieri posti unici.
E’ il caso di Napoli che dopo il celeberrimo murales che omaggia Diego Maradona ha visto ricoprire proprio il muro adiacente a questo con un altro capolavoro dell’artista Bosoletti.
Francisco Bosoletti ha realizzato una vera opera d’arte sulla facciata di un palazzo in via Emanuele De Deo, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, di fronte quello di Maradona realizzato nel 1990 e restaurato due anni fa da Salvatore Iodice. L’immagine che sta pian piano comparendo è emblematica: si tratta della Pudicizia, la meravigliosa scultura di Antonio Corradini presente nella cappella Sansevero. Un vero e proprio omaggio all’arte napoletana quella dello streetartist sudamericano, che in città ha già realizzato la Partenope di Materdei, i volti di donna del “Giardino liberato” e “Resis-ti-amo” sulla facciata della basilica di San Vincenzo alla Sanità. Ora si cimenta in una delle opere più conosciute, dopo il Cristo Velato, della cappella più visitata della città, dedicata alla defunta e “incomparabile madre” di Raimondo di Sangro, quella Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona morta il 26 dicembre 1710, quando il principe di orgini pugliesi non aveva nemmeno compiuto un anno. Il Corradini – autore tra l’altro del primo bozzetto del Cristo Velato – la scolpì ne 1752 ma morì nello stesso anno. La donna coperta dal velo, però, ha anche un altro significato: quello di Iside velata, dea della scienza iniziativa, intesa come la sapienza da disvelare. Una ulteriore suggestione che potrebbe aver ispirato Bosoletti.
La tecnica dell’artista argentino fa sì che lo spettatore debba munirsi di uno speciale filtro sullo smartphone per definire «in positivo» .
Tradizionalmente anche la dea Iside viene rappresentata velata. Iside, la dea della Sapienza antica che secondo Plutarco cerca eternamente la natura nascosta delle cose. Si badi però, solo a chi cerca è dato sapere. E la Sapienza non si dà che per enigmi, essa è “velata”. Francisco Bosoletti non si limita a tradurre col mezzo pittorico della street art la scultura di Antonio Corradini, fa di più. La riproduce con le luci al posto delle ombre e con le ombre al posto delle luci. Se si inverte l’immagine con un programma di fotoritocco essa appare in positivo. E’ una Velata inversa che contiene ancora in se, e nelle sue naturalissime contraddizioni, il mistero della Sapienza. Un po’ come questa folle città di Napoli. Sull’Iside di Sais era scritto: “Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà».
[Foto Il Mattino]