Anche a Napoli, dopo Livorno e Genova, i portuali impuntano i piedi e dicono no allo smistamento delle armi dirette in Israele. Le armi che transitano dall’estero in Italia verso Israele sono in questi giorni oggetto di proteste dai lavoratori dei porti. Il conflitto (nelle ultime ore fermato da un cessate il fuoco, ndr) ha provocato almeno 200 morti tra cui più di 60 bambini. A Napoli hanno aderito alla movimentazione i lavoratori del porto sotto la sigla sindacale SI Cobas. La proteste è stata specificata in una nota:
I lavoratori del porto di Napoli aderente al SI Cobas si uniscono nella lotta contro lo smistamento di armi che attraversano i nostri scali. Armi che servono ad alimentare guerre e profitti contro il popolo palestinese che da anni subisce una spietata repressione ad opera di Israele, una repressione che nelle scorse settimane ha portato allo sgombero di alcune famiglie arabe dalle proprie case a Gerusalemme est e che è sfociata nel bombardamento di Gaza con centinaia di morti, comprese decine di bambini, in risposta alle rivolte scoppiate su tutti i territori occupati. Noi siamo senza se e senza ma al fianco del popolo palestinese contro l’occupazione e l’aggressione sionista a Gaza. Denunciamo la complicità del governo italiano e della quasi totalità delle forze parlamentari con l’aggressione israeliana, e il silenzio assenso dello Stato al transito di armi da guerra israeliane sui nostri porti. Le nostre mani non si sporcheranno di sangue per le vostre guerre.