E’ una di quelle storie che devono essere diffuse. Il protagonista è uno dei tanti che, per colpa di alcuni criminali che si mischiano ai tanti disperati, rientra nell’immaginario sociale che alimenta insensatamente l’odio degli italiani contro i migranti. Juniò, poco più di 7 anni, era rimasto senza la famiglia in Libia ma ora, dopo essere stato salvato dalla Sea Watch, ha ritrovato in Italia mamma e sorella gemella. La storia è stata raccontata da Nello Scavo per Avvenire. Juniò assiste all’omicidio del papà in Libia, rimane con la mamma e la sorella, ma in Libia essere donna è pericoloso. La mamma sceglie allora di lasciare il piccolo ad un’amica ivoriana e di fuggire in Europa con la figlia, molto più fragile e vulnerabile. Le due donne finiscono in mare, come spesso accade, e vengono salvate dall’Ocean Viking. Su quella nava c’è una scrittrice, Caterina Bonvicini, che prende a cuore la storia e cerca di proteggerle.
La speranza che il piccolo potesse riabbracciarle, però, non è mai uscita dai cuori delle due donne. Nelle scorse ore l’epilogo felice: il piccolo Juniò è a bordo della nave quarantena al largo di Porto Empedocle. Le agenzie umanitarie dell’ONU avevano individuato il ragazzo e avevano progettato di farlo arrivare in sicurezza ma poi i recenti conflitti libici hanno fatto precipitare la situazione. Impaurito e solo, ha affrontato il mare per poter andare dalla sua famiglia, vittima di non si sa bene quanti uomini senza scrupoli che sulle sue paure e i suoi sogni hanno lucrato. Ma ciò che conta è che ora questa famiglia si è ricongiunta e potrà pensare al proprio futuro, in Italia o in Europa.