Fine settimana di “cambio colore” per diverse regioni italiane. Tra queste c’è anche la Lombardia che da lunedì 1 febbraio passerà in zona gialla. Un passaggio che certamente soddisferà l’amministrazione lombarda che da settimane lamentava di aver ricevuto un trattamento scorretto da parte del Governo. Nelle scorse settimane si è infatti assistito ad un aspro scontro tra la Regione Lombardia e l’ISS (Istituto Superiore di Sanità).
La scorsa settimana la Lombardia è ricorsa al TAR per cercare di sovvertire l’ordinanza che la relegava in zona rossa, sostenendo che i dati su cui si basava l’assegnazione fossero sbagliati. Accusa prontamente respinta dall’ISS che ha invece indicato la Regione come unica possibile responsabile di dati errati. Secondo l’Istituto il calcolo dell’Rt, determinante ai fini dell’assegnazione di colore alle regioni, è basato su un algoritmo pubblico e standardizzato a livello europeo. Gli errori quindi non possono verificarsi nel calcolo ma soltanto nell’inserimento dei dati, procedura di esclusiva competenza delle singole Regioni.
Ma questo non sarebbe l’unico caso di errore da parte della Lombardia. L’ISS dichiara infatti che ha segnalato ben 54 errori alla Lombardia. Errori che consistono nella mancata segnalazione dello stato clinico dei contagiati (sintomatici o asintomatici) e nella mancata sottrazione di persone guarite al numero degli attualmente contagiati. Errori che hanno portato qualche malcontento tra i cittadini, alcuni dei quali pronti a sporgere richiesta di risarcimento attraverso associazioni di categoria.
Ma non sono questi gli unici dati che stanno mettendo in imbarazzo la Lombardia. Dal report settimanale della fondazione Gimbe emerge infatti che il 51% dei vaccinati non appartiene al personale sanitario. Ci sarebbero quindi centinaia di migliaia di persone che hanno “superato” la fila per ricevere il vaccino. La Lombardia non sarebbe l’unica Regione in cui si registrano casi simili ma il dato superiore alla metà sarebbe quantomeno allarmante e potrebbe dare il via a delle inchieste.
La Regione Lombardia si è difesa con una nota in cui chiarisce “non è coerente con l’attività vaccinale realmente svolta e comunicata al ministero della Salute. Ad oggi oltre 24.000 su 320.000 soggetti hanno completato il ciclo vaccinale con il secondo richiamo e sono stati effettuati oltre 256.000 vaccini. Di questi, la stragrande maggioranza, più di 172.000 (67,2%) sono stati somministrati ad operatori sanitari di strutture pubbliche, private e medici di Medicina generale“.