I panni sporchi si lavano in… Apple. Ebbene sì, l’azienda di Silicon Valley, famosa in tutto il mondo, è stata accusata dalle sue dipendenti ed ex dipendenti di aver preso sottogamba, minimizzato, se non addirittura insabbiato, le denunce di molestie e di cattiva condotta sul lavoro dei colleghi, ricevute dal loro dipartimento delle Risorse Umane. Le accuse di stupro, secondo alcune di loro, sembrerebbero essere state apaticamente ignorate. Il tutto è emerso da un’inchiesta del Financial Times, fatta su una serie di interviste di circa 15 donne e grazie all’hashtag ‘#appletoo’. In passato l’Apple si era già trovata nei guai per aver imposto ai propri lavoratori perquisizioni e controlli definiti imbarazzanti e umilianti.
Inoltre, parecchi impiegati si sono lamentati del blocco dei canali Slack, utilizzati per lamentarsi dei cattivi manager e dell’iniquità salariale. Sembrerebbe che chi diveniva particolarmente fastidioso, su tali questioni di carattere economico-organizzativo, veniva messo a tacere in cambio di soldi. Una realtà del tutto diversa da quella raccontata dalla compagnia stessa, che si proclama una azienda forte, innovativa, dalla potente inventiva e che si erige a simbolo e portavoce di progresso, pari opportunità e ottima organizzazione e che, a tal proposito, dichiara di “voler creare un ambiente in cui i dipendenti si sentino a proprio agio nel segnalare eventuali problemi”. Il dipartimento delle Risorse Umane non è mai stato un luogo sicuro in cui poter esporre e denunciare gli accaduti, secondo l’inchiesta. I dipendenti, soprattutto le lavoratrici donne, temevano ritorsioni trasversali e in alcuni casi così è stato.
Sei donne che hanno segnalato le molestie, ad esempio, sarebbero state additate come cattivi membri del team e costrette a lasciare il posto di lavoro. In tre casi la multinazionale statunitense ha offerto loro uno stipendio più alto per non accusare l’azienda. Lo scopo primario è sempre stato quello di proteggere il buon nome e la buona reputazione della Apple, anche a costo di tenere tutto celato e di far finta che non fosse successo nulla. L’ex dipendente Megan Mohr ha denunciato l’episodio in cui un collega le ha tolto il reggiseno e i vestiti mentre dormiva e le ha scattato delle foto, dopo aver passato una serata insieme, circostanza che il responsabile delle Risorse Umane ha definito come “un piccolo incidente di percorso”.
L’avvocato Margaret Anderson ha riportato di aver lavorato in un ambiente tossico e ha raccontato che un vicepresidente uomo voleva licenziarla con false accuse, precedenti al suo arrivo nella azienda di Cupertino. Jayne Whitt, una direttrice dell’Ufficio Legale di Apple, ha riferito alle Risorse Umane che un collega ha violato i suoi dispositivi personali ed ha minacciato la sua incolumità e la sua vita. La divisione investigativa dei dipendenti Apple, anziché prendere provvedimenti contro l’uomo, ha ribaltato la situazione e ha sentenziato che era stata lei a non aver agito in modo professionale e appropriato. Un’altra dipendente dell’Apple Store Genius ha denunciato ben due casi di gravi aggressioni sessuali, incluso uno stupro. Anche in questo caso non sono stati presi i dovuti provvedimenti e l’uomo ha solamente avuto una sospensione della durata di sei mesi.
In seguito a quanto emerso da tutte queste testimonianze, è arrivato un mea culpa da parte della società: “Alcuni dei racconti non riflettono le nostre intenzioni e le nostre politiche e avremmo dovuto affrontarli in modo diverso. Per questo effettueremo delle modifiche al nostro processo di formazione”. Si spera che queste parole non restino tali, ma si traducano in fatti e ci si augura che d’ora in poi ogni segnalazione venga trattata con la dovuta professionalità e serietà.