Da Venezia all’Africa, passando per Napoli. Sono le tre tappe fondamentali del percorso investigativo portato avanti dalla Guardia di Finanza di Venezia e dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Secondo, quanto riportato dal Mattino, sarebbe stata scoperta una fitta rete di affari tra la criminalità organizzata, in particolare il clan dei casalesi, e il terrorismo africano. 11 regioni italiane sono sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti e le indagini si sarebbero concentrate in particolare sul commercio di armi e su di un’organizzazione che provvedeva a reclutare mercenari da inviare nei territori africani colpiti dalle guerre. Secondo il Mattino, il Gico della Guardia di Finanza di Venezia avrebbe inoltre scoperto il listino prezzi di kalashnikov, pistole e carri armati nella sede della Società Italiana Elicotteri di via Salaria a Roma. Il traffico di armi e mercenari aveva come sbocco finale la Somalia e l’arcipelago delle Seychelles, il tutto avveniva con l’aiuto del clan dei Casalesi. Coinvolti nell’indagine, oltre all’azienda romana che non poteva vendere armi ma solo pezzi di ricambio, anche personalità venete legate al reclutamento di mercenari, personaggi dell’estrema destra e l’ambasciatore del Sud Sudan, tutelato però dall’immunità diplomatica. Secondo gli inquirenti il ragno tessitore di questa rete di reclutamento sarebbe Omaar Kama, nipote dell’ex presidente del Puntland (regione della Somalia dichiaratasi autonoma) Alì Jama, accusato inoltre di aver contatti con una cellula vicina ad Al Qaeda.
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