In Francia è stata approvata la fecondazione assistita per le donne single e coppie lesbiche

di Luisa Sbarra

Pochi giorni fa si è compiuta un’importante rivoluzione di carattere bioetico in Francia. Infatti, dopo quasi due anni di accesi dibattiti, è stata finalmente approvata una legge (con 326 voti favorevoli e 115 contrari), che consente anche alle donne single e lesbiche di poter ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (PMA). La legge è stata, per l’appunto, popolarmente ribattezzata in “PMA per tutte” ed è stata oggetto di numerose proteste e preoccupazioni da parte dei più conservatori, poiché apre all’imminente possibilità della legalizzazione dell’utero in affitto. Prima il ricorso a tale tecnica era concesso solo alle coppie eterosessuali, sposate o conviventi, e costituiva il 4,3% dell’incremento delle nuove nascite. Ora, invece, sarà possibile per ogni donna, con età inferiore ai 43 anni, dopo un percorso composto da numerosi colloqui con medici e dopo un periodo di riflessione di almeno un mese, ricorrere alla fecondazione eterologa (utilizzando, quindi, lo sperma di un donatore anonimo). I maggiori di 18 anni, nati da questa procedura, potranno conoscere l’identità del donatore dello sperma o degli ovociti, senza che ovviamente sia riconosciuto legalmente un legame di filiazione tra di loro. Fino a poco fa, le coppie lesbiche francesi erano costrette a recarsi in Spagna o in Belgio, dove la fecondazione eterologa era già consentita anche per loro.

In Europa le regole non sono omogenee e variano da Paese a Paese. In Italia, la situazione è molto diversa da quella francese. La normativa è regolata dalla legge 40 del 2004 ed è segnata da non poche restrizioni, che nel corso degli anni hanno subìto dei cambiamenti significativi. L’accesso alla procedura è riservato alle coppie eterosessuali, sposate o conviventi, con problemi di infertilità o di sterilità (certificati da un medico). Nel 2014, con una sentenza della Corte Costituzionale, è stato abrogato il divieto di fecondazione eterologa per le coppie colpite da causa assoluta di infertilità. Dal 2015, dopo un’altra storica pronuncia della Corte, è consentita anche per le coppie fertili con malattie genetiche trasmissibili. Nel nostro Paese, oltre ad essere ancora vietate le tecniche per le coppie omosessuali e per i single, è vietato anche l’utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica ed è vietata la fecondazione post mortem, con gli spermatozoi di un marito o di un compagno deceduto.

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