Lo scorso giugno, la CEDU, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, si era espressa contro l’ergastolo ostativo previsto in Italia. Il nostro Paese aveva quindi presentato ricorso contro la sentenza, ricevendo però un rigetto negli scorsi giorni.
Al dare il via alla sentenza della Corte Europea era stato Marcello Viola, condannato a fine anni ’90, per i reati di associazione mafiosa, omicidio, sequestro di persona, possesso illegale di armi. L’uomo, esponente della ‘Ndrangheta condannato al 41 bis, richiedeva la possibilità di ottenere permessi premio, incompatibili con il regime di carcere duro a cui era sottoposto. La Corte Europea ha accolto l’istanza del boss, dichiarando come l’ergastolo ostativo violi la finalità rieducativa del carcere e leda la dignità del carcerato. Secondo l’ordinamento italiano, soltanto i condannati che collaborino attivamente con la giustizia, dimostrando pentimento per l’appartenenza ai gruppi mafiosi, possono accedere a permessi e agevolazioni.
Due protagonisti della lotta alla mafia, quali Nino Di Matteo e Pietro Grasso, si sono detti sorpresi e delusi dalla sentenza, motivandola con una scarsa conoscenza della materia e della storia della mafia da parte dei giudici europei. Il 41 bis, fortemente voluto dal giudice Giovanni Falcone, è stato, ed è tutt’oggi, uno degli strumenti più efficaci contro i mafiosi; l’impossibilità di applicarne gli effetti costringerebbe molti giudici a rivedere le proprie strategie antimafia.
Pochi giorni fa la posizione della CEDU è stata confermata anche dalla nostra Corte Costituzionale. La Consulta ha infatti sentenziato come il carcere ostativo contrasti con l’articolo 27 della nostra Costituzione che sancisce il fine rieducativo della pena. L’unica differenza sta nel fatto che la Corte italiana si è espressa soltanto sui permessi premio e non sulla totalità dei benefici. Sono numerosi i condannati per mafia che potrebbero cercare di avvalersi di quanto sancito in questi giorni, e i giudici potrebbero ritrovarsi di fronte la non facile analisi dell’effettiva pericolosità sociale di persone come Michele Zagaria o Leoluca Bagarella.
Non sono mancate le reazioni del mondo politico. Il segretario del PD Zingaretti ha definito “stravagante” la sentenza. Il Ministro Di Maio ha assicurato che il Movimento 5 Stelle darà battaglia per lasciare in carcere i condannati al 41 bis. Il guardasigilli Bonafede ha detto che la questione ha massima priorità, dando mandato agli uffici tecnici del ministero di analizzare le conseguenze della sentenza.