Cos’è l’educazione alla guida sicura?

di Carolina Cassese

Da una recente chiacchierata con l’ing. Ada Minieri, Presidente della Commissione Progetto Scuola dell’Associazione Meridiani, è sorta l’idea di questo vademecum sulla guida sicura.

Promuovere la cultura della sicurezza stradale vuol dire ridurre il numero di morti e feriti da incidente stradale. Educare all’uso della strada vuol dire indirizzare la società civile verso comportamenti responsabili, consapevoli, e quindi rispettosi delle regole. Una strada ben progettata e costruita a regola d’arte non potrà mai garantire da sola la sicurezza all’utente se non sarà associata a comportamenti corretti, idonei e sicuri.

L’incidente stradale è definito come un evento in cui rimangano coinvolti veicoli, esseri umani o animali, fermi o in movimento, e dal quale derivino lesioni a cose, animali, o persone (Convenzione di Vienna sul traffico stradale del 1968). Nei secoli passati uno dei compiti fondamentali dello Stato consisteva nel favorire gli spostamenti garantendo la sicurezza delle strade dagli assalti dei briganti. La sfida oggi, in termini concettuali, non è molta cambiata, è solo cambiato il “nemico”, costituito dagli stessi conducenti, ognuno dei quali possiede una “potenza” distruttiva inimmaginabile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferna che la sicurezza stradale è un enorme problema sanitario: ogni anno un milione e mezzo di persone perdono la vita a seguito di incidenti stradali, mentre i feriti sono compresi tra i 20 – 50 milioni (due persone al minuto ogni giorno).

Dagli appunti forniti dalla nostra gentile interlocutrice apprendiamo che il 17 agosto 1896, a Londra, tale Bridget Driscoll è stata la prima persona ad essere uccisa da un veicolo a motore che viaggiava a 6 km/h. Un testimone descrisse l’andatura della macchina come “spericolata, veloce come un cavallo al galoppo” e la donna “disorientata” alla vista dell’auto nonostante il conducente le avesse urlato di farsi da parte suonando anche il clacson. Il veicolo fratturò il cranio della vittima, la quale morì sul colpo. Il tribunale emise la sentenza di “morte accidentale” dopo un’inchiesta durata sei ore, a cui non seguì nessuna condanna. Il medico legale, indignato, disse: “una cosa del genere non deve succedere mai più”. Ma purtroppo da allora oltre 25 milioni di persone hanno perso la vita in seguito ad incidente stradale.

La maggior parte degli incidenti stradali coinvolge la fascia giovanile compresa tra i 18 e i 29 anni che presenta anche il più alto tasso di mortalità. È la prima causa di morte nei giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni. Non si tratta di una fatalità: più della metà degli incidenti nascono dal mancato rispetto delle regole da parte di chi guida e dalla distrazione. Gli utenti più deboli della strada sono i pedoni, i ciclisti ed i motociclisti. Dalle statistiche mensili si rileva che giugno e luglio sono i mesi più a rischio per incidenti mortali. Dalle statistiche settimanali, invece, risulta che il maggior numero di incidenti notturni avviene il venerdì ed il sabato notte, ma è la domenica è il giorno in cui si muore di più. Nel ventennio che va dal 1997 al 2017, dappertutto, grazie anche alla continua sensibilizzazione, nei paesi UE si è avuta una sensibile diminuzione di morti per incidenti stradali tranne che in Campania, dove si riscontrano addirittura aumenti.

Quando siamo alla guida di un autoveicolo dobbiamo prestare la massima attenzione e ricordare sempre che tutti, seppur in momenti diversi, possiamo essere pedoni, ciclisti, motociclisti e passeggeri. Riprendiamo quanto vediamo spesso in autostrada: “Quando guidi, guida e basta”. Niente comportamenti irresponsabili: uso del cellulare, una mano impegnata nel consumo di alimenti, guardarsi allo specchietto per riprendere il trucco, evitare qualsiasi fonte di distrazione anche alle moderate velocità urbane. Di contro, rispetto assoluto delle regole: uso delle cinture di sicurezza, rispetto dei limiti di velocità e della segnaletica orizzontale, trasporto sicuro dei piccoli passeggeri. Sfatiamo anche un luogo comune: “donna al volante pericolo costante”, su cinque morti infatti 4 sono uomini ed 1 donna. Infine, teniamo sempre ben presente la falsità della presunzione: “tanto a me non capita”.

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