Già da un po’ di tempo sono in fase di sperimentazione e di costruzione da parte di alcune aziende italiane esperte nel settore. Stiamo parlando dei droni antismog utilizzabili per il monitoraggio dell’aria per risolvere l’emergenza smog che sta affliggendo decine di capoluoghi italiani, soprattutto in questi giorni, periodo di freddo in un mese di gennaio secco di piogge. Ma perché in Italia se ne sa così poco?
Cerchiamo di ricostruire la storia recente di questi robot:
L’innovazione in campo sanitario-ambientale in questo caso (e non certo il primo) viene dalla Cina. Ad aver indotto il governo cinese a prendere misure drastiche sarà stata proprio la spaventosa e visibilissima all’occhio umana cappa di smog dovuta all’inquinamento industriale e urbano che da decenni avvolge la Pechino della Repubblica Popolare Cinese. La Cina, secondo recenti studi, è il Paese più inquinato sulla Terra, con oltre 1,6 milioni di persone all’anno che muoiono a causa di patologie legate allo smog.
Già prima del 2015 il governo cinese aveva adottato veicoli volanti per abbassare i livelli dello smog, ma i nuovi dispositivi sono stati collaudati nel corso del 2015, costruiti dalla società cinese Aviation Industry Corp of China (AVIC) nei pressi di un aereoporto nella provincia di Hubei. In base a quanto dichiarato dai progettisti, costano il 90% in meno di quelli impiegati fino a qualche tempo prima. Anche a livello di manutenzione lo spese sono inferiori fino al 30% a quelle sostenute con altri mezzi in passato. Una situazione da brividi, quella cinese, che vede i limiti di Pm 2.5, ovvero della particelle di particolato più piccole e nocive, raggiungere valori di 505 microgrammi/metro cubo. La garanzia maggiore di efficacia di questi veicoli dipende anche dal fatto che sono più semplici da controllare rispetto ai precedenti e più precisi nella distribuzione dei catalizzatori chimici. Non richiedendo requisiti complessi per effettuare l’atterraggio, possono essere impiegati in zone portuali e aeroportuali.
Ritornando alle coordinate geografiche italiane, la situazione polveri sottili è sempre critica anche in provincia e nei piccoli centri del Sud, soprattutto nell’Agro Nolano, dove la centralina Arpac di San Vitaliano, al 21 Gennaio 2020, ha registrato 17 sforamenti di pm10 nei primi ventuno giorni dell’anno. Anche le altre centraline Arpac di Pomigliano, Acerra, Teverola e Volla registrano già un numero di giorni di sforamenti a doppia cifra. La soluzioni droni potrebbe essere quindi la più indicata anche per mitigare l’aria dalle molecole inquinanti, ma quanto tempo passerà ancora prima che in Italia si passi al loro utilizzo almeno in via sperimentale?