Crisi coronavirus: 270mila imprese italiane rischiano la chiusura

di Vincenzo Persico

Uno degli aspetti più critici del fenomeno Covid-19 è sicuramente la grave crisi economica che si è già innescata sia nel nostro Paese che nel resto del mondo.

La limitazione degli spostamenti, la chiusura forzata delle attività, le misure di distanziamento, sono tutti fattori che, seppur assolutamente necessari per salvaguardare la salute dei cittadini e non in discussione, hanno gravemente compromesso la sopravvivenza di piccole realtà già in difficoltà ma anche di interi settori del tessuto economico nazionale.

Le analisi definitive di Fmi e Ocse dicono che il Pil del nostro paese per quest’anno è previsto in discesa del 13,9%, un dato molto duro se si pensa che la crisi del 2008 portò ad un -2,2%.

E’ chiaro che, nonostante le misure che il Governo in questi mesi ha adottato e le continue trattative con l’Europa, la situazione che si prospetta sarà molto pesante da affrontare considerando che serve anche una ripresa a livello globale prevista parzialmente per il 2021.

Secondo uno studio di Confcommercio sono circa 270 mila le imprese del commercio e dei servizi che rischiano la chiusura definitiva. Nel rapporto si può leggere che “su un totale di oltre 2,7 milioni di imprese del commercio al dettaglio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi quasi il 10% è, dunque, soggetto ad una potenziale chiusura definitiva”.

I settori più colpiti sarebbero gli ambulanti, i negozi di abbigliamento, gli alberghi, i bar e i ristoranti e le imprese legate alle attività di intrattenimento e alla cura della persona, mentre le perdite più consistenti si registrerebbero tra le professioni (-49 mila attività) e la ristorazione (-45 mila imprese), con il Mezzogiorno che ne soffrirebbe, manco a dirlo, le maggiori conseguenze. Altro settore in grave difficoltà è quello dell’auto, nei primi sei mesi dell’anno infatti questo ha avuto una perdita di fatturato di circa 9 miliardi tanto che da più fronti vengono richieste misure straordinarie per evitare il crollo definitivo.

In termini di fasce della popolazione, a soffrire maggiormente saranno coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie.

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