Per la terza settimana di fila tiene banco nel dibattito politico il destino del sottosegretario Armando Siri.
IL CASO SIRI Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, senza i due vice Di Maio e Salvini, ha comunicato la sua decisione di revocare l’incarico a Siri. A nulla è servita la dichiarata intenzione di Siri di dimettersi dopo ulteriori sviluppi nelle indagini. Conte ha annunciato che nel prossimo Consiglio dei Ministri la revoca sarà presentata e votata ufficialmente. Ovviamente, di segno opposto le reazioni dei due partiti di maggioranza. Di Maio e il Movimento 5 Stelle sperano ancora che Siri si dimetta volontariamente, evitando una votazione all’interno del CdM, dove in ogni caso il Movimento sarebbe in maggioranza. La Lega invece conferma il suo sostegno al sottosegretario, appoggiandone la decisione di non dimettersi.
LA MAGGIORANZA TIENE Salvini, volato da Orban in Ungheria, è stato chiaro sulla tenuta della maggioranza, negando che per una poltrona possa saltare l’accordo di governo. Siamo di fronte a quella che probabilmente può considerarsi la prima “vittoria” politica del Movimento rispetto agli alleati. Vedremo se questo scontro peserà all’indomani dei risultati delle elezioni europee.
L’EMERGENZA ALITALIA In settimana si è parlato anche del destino di Alitalia. Il governo ha prorogato al 15 giugno la scadenza per le offerte per rilevare la compagnia. La situazione vede la proposta di una cordata per ora formata da Ferrovie dello Stato e la compagnia americana Delta, molto interessata a sottrarre il traffico di Alitalia alla rivale Lufthansa. L’impegno delle due società è sostenuto dal governo italiano che ci metterebbe un 15%. L’ultimo tassello del puzzle dovrebbe essere Atlantia, la società dei Benetton che gestisce le autostrade. Il rapporto con Atlantia comporta un certo imbarazzo per il Movimento 5 Stelle. Non solo non è stata toccata la concessione autostradale, come dichiarato dopo la tragedia del ponte Morandi, ma le si chiede anche di entrare anche in Alitalia. Secondo i più maliziosi potrebbe essere questo uno dei motivi del rinvio al 15 giugno. Con la campagna elettorale chiusa, l’incoerenza politica del Movimento potrebbe costare meno in termini di consenso.
PAURA PER SILVIO BERLUSCONI L’ex premier è stato ricoverato e operato per un’occlusione intestinale, è in terapia intensiva al San Raffaele di Milano. Il Cavaliere ha dovuto cancellare i tanti impegni per la campagna elettorale in corso, ma sta bene e domani potrebbe essere dimesso.