Caso Diciotti: altro banco di prova per il M5S

di Francesco Mazzocca

L’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’interno Matteo Salvini rappresenta un ulteriore banco di prova per il Movimento Cinque Stelle, perché dopo aver fatto numerose capriole sulle promesse elettorali e, soprattutto, dopo aver già ridimensionato la vicenda della condanna dei 49 milioni di euro del partito alleato, adesso deve dimostrare, ancora una volta, su quale piano vuole porsi nei confronti della Giustizia e delle sue procedure. Votare no all’autorizzazione a procedere è legittimo, ma tradisce qualsiasi impostazione precedente e garantisce alla Lega un ulteriore canale di consensi. Votare sì significherebbe rispettare il lavoro e l’autonomia di un altro potere dello Stato, oltre a sferrare, politicamente, un buon colpo al suo stesso alleato.
Sul piano politico il voto contrario salverebbe il governo da una probabile crisi, ma nel lungo periodo sarebbe deleterio per il Movimento stesso, ormai incapace di recuperare terreno nei confronti della Lega; il voto favorevole potrebbe riconquistare parte dell’elettorato rimasto deluso dopo gli atteggiamenti di questi ultimi mesi e darebbe un rinnovato senso di “forza” nei rapporti con gli alleati.
Insomma, i grillini si trovano ora tra l’incudine e il martello, tra l’interesse a preservare l’alleanza di governo e la sbiadita vocazione giustizialista.

Ma il problema del Movimento Cinque Stelle è proprio questo, ovvero l’interpretazione della legge secondo la propria visione di parte e non secondo la naturale e imparziale impostazione del diritto. E in relazione alle istituzioni emerge la grande incoerenza tra una scellerata e infondata richiesta di impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica, “reo” di aver esercitato le funzioni che la Costituzione gli attribuisce, e un’eventuale negazione dell’autorizzazione a procedere giustificata dal fatto che il Ministro dell’interno abbia agito nell’esercizio delle sue funzioni, addirittura ponendo l’atto politico su un piano di sovraordinazione rispetto alla legge. Anzi, utilizzando lo scudo dell’atto politico per scavalcare la legge.
Il contrario di quanto avvenuto mesi fa nei confronti di Mattarella, il quale è entrato nel gioco politico, ma legittimamente, ovvero nel rispetto dei limiti della Carta Costituzionale.

 

[Foto Il Post]

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