La nostra rubrica settimanale vede quest’oggi il ritorno di una birra trappista, ormai di facile reperibilità da molti anni nel nostro Paese, anche presso la grande distribuzione.
Trattasi della Chimay Blu, realizzata dai monaci dell’Abbazia di Notre Dame di Scourmont, in Belgio, localizzata nei pressi del comune di Chimay, da cui la birra omonima.
CENNI STORICI
La storia dell’abbazia è connessa ai monaci di Westvleteren, di cui già ho avuto occasione di parlarvi: un manipolo di religiosi infatti fondò l’Abbazia di Notre Dame nel 1850 e la produzione di birra ebbe inizio poco dopo, nel 1862. Pare che la prima birra ivi prodotta fosse a bassa fermentazione, diversa quindi dall’attuale range produttivo. Fino al 1872, però, la birra prodotta era destinata al mero consumo interno. A partire da quella data, i solerti frati decisero di avviare la vendita esterna per provvedere al proprio sostentamento, divenendo i primi monaci trappisti a commercializzare la propria birra, realizzata seguendo ricette antiche e tuttora ben custodite.
Tra vicende alterne, che videro anche il sequestro degli antichi bollitori di rame da parte dei tedeschi nel corso del secondo conflitto mondiale, l’Abbazia è oggi nel pieno del suo vigore, realizzando una gamma piuttosto variegata, con differenti caratteristiche.
CARATTERISTICHE TECNICHE
La Chimay Blu, di cui esaminerò a breve le note degustative, è una birra dalla gradazione elevata (9%) adatta all’invecchiamento, pronta per un consumo immediato ma perfettamente apprezzabile anche dopo alcuni anni. Nel range, è quella a gradazione più elevata ed è commercializzata in bottiglie da 33 cl.
NOTE DEGUSTATIVE
Aspetto: Ambra intensa, con schiuma densa e persistente di gradevole color ocra.
Olfatto: Inebrianti sentori fruttati, che spaziano dalle prugne ai datteri secchi, senza dimenticare l’uvetta. Un olfatto tendenzialmente “natalizio” che si arricchisce con spezie variegate, dalla cannella al cardamomo. Non manca un tocco di biscotti al burro. Complessivamente, molto persistente e piacevolissimo.
Palato: Relativamente semplice, ma elegante e fresco, contraddistinto da un riverbero della frutta secca (particolarmente evidenti i datteri) ma anche da un ritorno della speziatura, qui innestata maggiormente sulla cannella. Al contempo, piacevole burro denso, arricchito da uno strato di pastafrolla.
Finale: Medio, con un concentrato di frutta secca, leggeri canditi e cannella.
GIUDIZIO FINALE
Una birra molto piacevole, non la più complessa tra le trappiste, ma molto didattica per coloro che desiderano approcciarsi a questo stile birraio. Fresca, vivace e pulita, non vedo motivi validi per non provarla, almeno una volta nella vita.