Il Napoli è rimasto nel tunnel del San Paolo dopo l’impresa col Liverpool, s’è rivisto solo a Lecce e poi è definitivamente scomparso. Se ne sono perse le tracce. Gli esperti non lo hanno riconosciuto: nè col Cagliari, nè col Brescia, nè col Genk. Tre gare in una settimana che hanno evidenziato un calo inaspettato. Una sola vittoria, sofferta e in bilico fino al novantesimo. La squadra non gira più e il paradosso è che sono gli errori sotto porta degli stessi attaccanti ad accentuare le critiche. Strano ma vero: il Napoli non brilla ma crea tantissimo. Però sbaglia e allora i limiti di gioco ritornano. Avesse segnato almeno un gol tra Cagliari e Genk, si sarebbe riparato dalle critiche di questi giorni.
Ma due gare senza reti sono troppe per pretendere comprensione o per sospendere i giudizi. Perché delle big italiane il Napoli di Ancelotti era l’unica a ripartire con lo stesso allenatore, ma dopo un mese sembra l’unica ad averlo cambiato.
Il cantiere è ancora aperto. Com’è che si dice? Work in progress. Nel modulo, nelle idee, nella scelta degli interpreti. La difesa è spesso scoperta, il centrocampo filtra poco e crea ancor meno, l’attacco sbaglia l’impossibile. Milik non segna più. Il gol manca da aprile e in Champions da due anni. Deve ritrovarsi ma dovrà farlo aiutando il Napoli e non viceversa. E Lozano? L’effetto della rete alla Juve o dello stop volante con la Samp è già sfumato. Serve (tanto) altro per giustificare un colpo da oltre 40 milioni che in campo dimostra di saper fare meno di ciò che il prezzo lasciava immaginare. Intanto, la qualificazione agli ottavi resta aperta, il Napoli è ancora primo nel girone ma dopo due punti persi ha già esaurito i bonus. La doppia sfida col Salisburgo chiarirà molto sull’identità della squadra, oltre che sulle proprie ambizioni europee.