È il triplice fischio di una stagione, non solo di una partita. Cala il sipario sul primo Napoli di Carlo Ancelotti, una squadra non sua, ereditata da Sarri, conosciuta ed esplorata per emettere i propri verdetti: sarà un estate calda, bollente, e ci sarà una mini-rivoluzione, diverse partenze, tanti arrivi, la rosa sarà ringiovanita ma soprattutto rinnovata. Non esiste altra strada per ricominciare: bisogna separarsi dal passato fidandosi di Ancelotti, garante del nuovo corso, allenatore di spessore a cui affidare un gruppo che gli somigli, ad immagine e somiglianza delle sue idee.
L’ELIMINAZIONE – L’Arsenal vola in semifinale di Europa League senza sudare, segna tre gol sfruttando quaranta minuti circa – tra andata e ritorno – e poi gestisce, respira, fa correre il Napoli, chiude ogni angolo di passaggio, soffre ma il giusto, mai realmente s’affanna per difendere una qualificazione meritata, certificata da un divario enorme che c’è tra il calcio inglese e quello italiano, ormai anacronistico, ancorato a trent’anni fa.
IL FUTURO – Esiste un elenco di calciatori da confermare ed un altro da salutare, con affetto e stima: il Napoli non potrà essere di tutti e per tutti, sarà Ancelotti ad indicare la strada, De Laurentiis si fiderà della sua carriera, si cercherà di unire esigenze a possibilità, arriveranno giovani di talento e magari anche qualche elemento d’esperienza che contribuisca alla crescita di tutti gli altri.
IL CASO – Una domanda inaugura il domani: che ne sarà di Insigne? Il capitano è deluso, frastornato, vorrebbe andar via per dimostrare altrove quel talento che qui, a Napoli, non tutti gli riconoscono. I fischi del San Paolo hanno sancito una rottura che suggerisce due conclusioni: nuova pace, chissà fino a quando, oppure l’addio, inevitabile, con epilogo colmo di rabbia. Un bel dilemma.